23 maggio 2008

Gaspatcho in Israele!


Gaspatcho è ufficialmente in ferie e si sta preparando ad un bel viaggio in Israele, la "Terra Santa" delle tre religioni monoteistiche, luogo di grandi scontri, grandi contraddizioni, ma di indiscutibile fascino.
Insieme a Marco e Gianluigi di Popinga si sta allestendo un live blogging del viaggio per chiunque sia interessato alle nostre avventure nei luoghi biblici.
Ecco il programma del viaggio:
27 Maggio: partenza con volo da Milano Malpensa ore 23.50, arrivo a Tel Aviv ore 4.40

28 Maggio: disbrigo delle pratiche di sbarco e partenza alla volta di Tel Aviv, sosta a Jaffa per un passeggiata nei vicoli, partenza alla volta di Cesarea Marittima, visita al sito archeologico. Sosta al Monte Carmelo e proseguimento per Acco, pranzo libero, visita della Città crociata e proseguimento per la bassa Galilea, arrivo al Kibbutz Lavi, cena e pernottamento.

29 Maggio: prima colazione in kibbutz, partenza in direzione Nord, arrivo a Banias, visita del sito e proseguimento verso il Monte Bental da cui si gode una vista panoramica sulla Siria. Pranzo libero presso un villaggio druso, nel pomeriggio si raggiunge Hamat Gader, dove si potrà sostare per un relax nelle acque termali. Rientro al Kibbutz Lavi, cena. In serata possibilità di trascorrere qualche tempo a Tiberiade. Pernottamento.

30 Maggio: prima colazione in Kibbutz, breve visita del villaggio, partenza alla volta del sito
Archeologico di Beith Shean, visita approfondita di uno dei più grandi ritrovamenti storici del medio Oriente. Sosta a Sachne per il pranzo e proseguimento del viaggio lungo la valle del fiume Giordano, nel pomeriggio si giunge a Gerusalemme, sistemazione in Hotel, cena e pernottamento.

31 Maggio: prima colazione in Hotel, si inizia la visita alla città con la salita al Monte degli Ulivi da cui si gode un panorama incomparabile della città, discesa lungo la valle del Cedron fino al Muro del Pianto, visita del quartiere ebraico e delle sinagoghe. Pranzo libero in città vecchia. Nel pomeriggio si continua con la “BARRIERA DIFENSIVA”, una visita ai luoghi dove si è svolta la battaglia per Gerusalemme. Rientro in Hotel, cena e pernottamento.

01 Giugno: prima colazione in Hotel, la giornata inizia con la visita al Museo di Israele, con i famosi rotoli del Mar Morto ed il plastico della città di Gerusalemme ai tempi del I° Tempio. La “Menorah”, il Parlamento, il Monte Herzl dove si trovano le tombe dei padri di Israele, pranzo libero, nel pomeriggio visita al Memoriale dell’Olocausto. Tempo a disposizione, rientro in Hotel, cena e pernottamento.

02 Giugno: prima colazione in Hotel. Partenza per l’area del Mar Morto. Visita a Masada, splendido sito archeologico, luogo simbolo della resistenza ebraica, così come tramandato dagli scritti di Giuseppe Flavio. Pranzo. Discesa verso il Kibbutz Ein Gedi. Possibile utilizzo della Spa del Kibbutz per un bagno nella salatissime acque del Mar Morto. Visita al Nahal David, oasi naturale del deserto, con animali in libertà. Sosta presso Qumran, il luogo dove sono stati ritrovati i famosi rotoli. Rientro a Gerusalemme. Cena e pernottamento.

03 Giugno: prima colazione in Hotel, mattinata a disposizione a Gerusalemme, partenza alla
volta di Tel Aviv, visita della città, sistemazione in Hotel, cena e pernottamento.

04 Giugno: di prima mattina trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia.

Ricordo il Live Blogging su Popinga ed arrivederci al 5 giugno!!!

19 maggio 2008

Mitico TUTTOSPORT!


Mi sono già pentito di aver parlato bene dell'Inter, infatti hanno già ricominciato con la solfa del "io non rubo il campionato" o del "in serie B non sono mai stato".
Intanto di campionato ne hanno rubato uno, quello del 2006 (come giustamente riportato da Tuttosport", quello dell'anno scorso l'hanno vinto grazie a Guido Rossi che ha penalizzato tutte le avversarie "scordandosi" di punire la "Banda degli Onesti" di Moratti che quest'anno è stata tutt'altro che maltrattata dagli arbitri (speriamo dunque che i piagnoni non si lamentino più).
Ecco qualche mio articolo sulle truffe di Moratti e Co., intanto W TUTTOSPORT e prometto di non parlare mai più bene di Massimo "His Dumbness" Moratti e dell'Inter!
http://gaspatcho.blogspot.com/2007/11/enzo-biagi-su-calciopoli.html

Il mondo cambia, ma gli interisti non cambiano mai!

18 maggio 2008

It's the End of the World as We Know It!


  1. L'Inter riesce a vincere uno scudetto senza penalizzare o mandare in B gli avversari.
  2. Del Pippero è capocannoniere del campionato.
  3. Il Milan non va in Champions League.
  4. Mancini fa finalmente una mossa giusta (inserendo Ibra) dopo 10 anni da allenatore.
  5. La società nerazzurra ha finalmente prodotto un italiano veramente forte (Balotelli).
Il Mondo sta cambiando, manca solo che Berlusconi governi bene e poi potremo dire di avere visto davvero tutto!

15 maggio 2008

W Di Pietro, W Travaglio!

Ho ascoltato con interesse il dibattito parlamentare sulla fiducia al terzo governo Berlusconi, in cui ho percepito 3 cose fondamentali:
  1. Berlusconi, dopo la larga e schiacciante vittoria elettorale, si può permettere di tutto, ben sapendo che la sua maggioranza è talmente ampia da non aver alcun bisogno di dialogare con una opposizione, ancora rintronata dalla sconfitta, che non sa bene che pesci prendere. Una tale potenza della maggioranza ed una altrettanto grande debolezza dell'opposizione, fa si che Berlusconi possa comportarsi da "imperatore" imponendo la sua pax. La destra farà quello che ha promesso in campagna elettorale e la sinistra deve adeguarsi, meglio se con le buone maniere.
  2. Veltroni ha dimostrato grande debolezza, sicuramente non degna di una leadership che vuole avere ambizioni maggioritarie e di governo. Se ci sono delle differenze tra PD e PDL, lui deve farle sentire in maniera forte e non con quel balbettio a cui ci ha abituato dall'indomani delle elezioni del 13-14 aprile.
  3. Di Pietro ha perfettamente interpretato il mio stato d'animo, promettendo una opposizione forte, rumorosa ed intransigente. Questo non significa fare le barricate od intraprendere misure ostruzionistiche su ogni provvedimento del nuovo governo, ma neanche farsi seppellire dal peso politico e mediatico di Berlusconi.

Questi anni saranno decisivi in un bivio tra il rilancio dell'Italia o il suo definitivo declino.

Il governo Berlusconi si presenta forte e pronto ad affrontare le sfide che si presenteranno nel prossimo futuro, lo sia anche l'opposizione.

Una opposizione non pregiudiziale, ma neanche sottomessa, che difenda gli interessi del paese e che evidenzi con forza gli errori e le promesse non mantenute (ho in mente la vicenda Alitalia).

In questo contesto ha grande rilevanza il ruolo dell'informazione: il conflitto di interessi in Italia non interessa nessuno, ma un paese con un sostanziale monopolio sulle reti televisive, sulla carta stampata e con una così forte maggioranza politica, rischia veramente un corto circuito democratico.

Delle voci forti e fuori dal coro sono necessarie per uscire dall'omologazione dell'ortodossia.

E' quindi incredibile che sia la destra sia la sinistra si scaglino sulle denunce di Travaglio che non mi sembrano diffamatorie (visto che nessuno lo denuncia) e sono documentate.

Come al solito però, in Italia si discute del denunciante ignorando bellamente le denunce, un comportamento abbastanza paradossale che non fa ben sperare sull'atteggiamento dell'informazione verso il Berlusconi Ter.

Speriamo non si ripetano gli editti bulgari, i licenziamenti politici e che il giornalismo faccia il suo dovere insieme all'opposizione parlamentare.

Nel frattempo W Di Pietro e W Travaglio!

11 maggio 2008

09 maggio 2008

Ignoranza e Pregiudizi su Israele e Palestina.

In un post sul blog a Sangue Freddo, Gelo Polare ritorna a giustificare il boicottaggio di Israele alla Fiera del Libro di Torino, spiegandoci che Israele non è il paese più democratico del Medio Oriente e che la colpa di tutti i problemi mediorientali è proprio degli israeliani che ammazzano e reprimono la libertà dei poveri palestinesi.

Credo proprio che Gelo Polare non conosca bene la storia degli ultimi 100 anni della Palestina e neanche la situazione politica attuale del Medio Oriente.

Innanzitutto Israele non è “lo stato più democratico del Medio Oriente”, ma l’ UNICO STATO DEMOCRATICO del Medio Oriente (per la verità c’è pure la Turchia che però ha una sua storia peculiare perché non è uno stato arabo e perché è un alleato dell’Occidente sin dai tempi di Ataturk) ed è l'unico stato in cui le decisioni del governo vengono discusse e criticate ed in cui le azioni sbagliate dell'esercito vengono denunciate proprio dalla libera stampa e dall'opinione pubblica.

Gli stati che circondano Israele sono:
  • Siria: dittatura con legami molto stretti con i terroristi del partito di Dio, gli sciiti di Hezbollah, una delle tante sigle che ha come obbiettivo l’eliminazione fisica dello stato di Israele. I miliziani di Hezbollah fanno la guerra ad Israele dal Libano per conto dei siriani, i quali preferiscono una guerra asimmetrica ad uno scontro diretto con gli israeliani. I missili che cadono sul Nord di Israele, provengono dalla zona controllata da Hezbollah, che oggi è presidiata dal contingente ONU guidato dall’Italia.
  • Libano: il Libano è uno stato formalmente democratico in cui le tre principali etnie, cristiani maroniti, sciiti e sunniti, si dividono le poltrone secondo una costituzione che prevede una spartizione etnica e non politica del potere. In questo contesto l'influenza dei siriani ha comportato il predominio di fatto di una sola fazione, gli sciiti di Hezbollah, i quali hanno sempre detenuto il potere grazie alle armi di Damasco. Le notizie che ci pervengono da Tripoli sono inquietanti e si sta delineando un conflitto armato tra il governo in carica e la fazione sciita.
  • Egitto: dittatura paternalistica e personalistica di Mubarak, il quale dopo le cocenti sconfitte egiziane nelle guerre pan-arabe contro Israele (’49-’67-’73), ha deciso di firmare una pace bilaterale con lo stato ebraico.
  • Giordania: monarchia assoluta ereditaria. Re Husseyn ha ucciso parecchie migliaia di profughi palestinesi che si erano rifugiati in Giordania dopo la disfatta del ‘67. La persecuzione dei palestinesi fu esercitata perché i profughi stavano destabilizzando il potere e mettevano in pericolo la monarchia. Sostanzialmente in buoni rapporti con Israele e con l'Occidente.
  • Iraq: fino a 5 anni fa, l'Iraq era governato dalla dittatura sanguinaria di Saddam Hussein, il quale aveva come obbiettivo prioritario la distruzione di Israele. Chi non ricorda il lancio di missili Scud durante la prima “Desert Storm”? Oggi non sappiamo bene cosa sia l’Iraq, ma per definirlo uno stato francamente democratico serve una buona dose di ottimismo.
  • Iran: dittatura teocratica di stampo marcatamente fascista. Il leader del governo non smette un attimo di ricordare che il suo fine ultimo è la distruzione di Israele.
  • Arabia Saudita e sultanati vari: monarchie assolute con pesanti discriminazioni religiose e razziali, i sauditi sono anche i maggiori finanziatori del terrorismo islamico (Osama Bin Laden è un saudita).


Il quadro è abbastanza desolante e non credo sia molto rilassante essere circondati da stati che hanno come obbiettivo la tua distruzione!

In tutto questo contesto si inserisce la questione dei palestinesi.

Intanto nel 1947, l’ONU, tramite la risoluzione 181, aveva stabilito la divisione della Palestina in due stati indipendenti, uno per gli ebrei e uno per i palestinesi.

Accettando questa proposta i palestinesi avrebbero già avuto un loro stato da ben 60 anni, con una superficie che sarebbe stata del 60% più ampia rispetto ai confini di cui si discute attualmente.

Invece i capi palestinesi preferirono chiamare a raccolta le truppe pan-arabe (egiziani, siriani, libanesi, giordani e iracheni) che però subirono una sonora, quanto inaspettata, sconfitta da parte del neonato esercito israeliano.

Nel 1948 infatti gli israeliani stavano subendo un embargo sulla vendita delle armi da parte delle grande potenze e dovettero comprarle dall’unico paese che accettò di rifornirli: la Cecoslovacchia comunista.

Nel ‘66 Nasser e i siriani riprovarono a ributtare gli ebrei a mare, ma questi li misero fuori combattimento in soli 6 giorni.

Nel’73 gli arabi tentarono ancora, ma con i soliti risultati.

Intanto, dopo l’attentato di Monaco del ‘72, dove fu fatta una strage di atleti israeliani, cominciò la stagione del terrorismo.

Arafat e l’OLP con tutte le altre micro-sigle delle organizzazioni minori palestinesi, si rifugiarono nel Libano, dove la valle della Bekaa divenne un centro di addestramento di terroristi sotto la guida dell’intelligence sovietica.

Nel 1982 Israele fu dunque costretta ad invadere il Libano , da dove si ritirò completamente solo nel 2000, a seguito degli accordi di pace di Camp David (1992).

Camp David fu la grande occasione per un vero accordo di pace, che però Arafat non ebbe il coraggio di sottoscrivere.

Nel 1995 fu ucciso il capo di stato di Israele, Ytzhak Rabin, per mano di un estremista di destra ebreo, e sia fra i palestinesi, sia fra gli isreliani a prendere il potere furono i falchi, contrari ad ogni accordo di pace (il Likud di Sharon e Hamas).

Per questi motivi io non penso che le colpe della situazione mediorientale siano tutte di Israele e quindi non capisco perché si vogliano boicottare le iniziative di questo paese.

Si può non condividere la politica di un governo, ma certamente si deve comprendere la situazione in cui vivono gli israeliani, assediati da paesi storicamente ostili che non hanno mai riconosciuto il suo diritto ad esistere e che, ancora oggi, affermano di voler ributtare gli ebrei a mare.

Molti pensatori di sinistra pretendono che Israele riconosca, giustamente, l'esistenza dello stato palestinese, senza però pretendere che gli stati arabi e le fazioni palestinesi riconoscano il DIRITTO ALL'ESISTENZA di Israele.

Un modo di pensare abbastanza paradossale ed estremamente pregiudiziale e razzista.

Io penso che la situazione di guerra permanente in Palestina e nei paesi limitrofi non avrà soluzione a breve termine per due motivi:

  1. I paesi arabi hanno bisogno di un capro espiatorio per nascondere i loro fallimenti interni (sono gli unici paesi al mondo in cui il PIL decresce nonostante una immensa ricchezza mineraria).
  2. In Israele ci sono delle frange estremiste che auspicano il persistere di uno stato di guerra permanente perché si sentono più forti del “nemico” e non vogliono fare accordi di pace che cedano terreno allo stato palestinese.


I palestinesi sono dunque in mezzo tra un nemico, con cui non vogliono trovare un accordo di pace soddisfacente, e dei “falsi amici” che combattono le loro guerre per interposta persona, proprio per evitare uno scontro diretto con uno stato più forte militarmente e che fa sempre comodo demonizzare.

Come si può facilmente vedere, la situazione è molto più complessa di quello che Gelo Polare ed i pensatori di gran parte della sinistra italiana, vorrebbero farci credere.

Questa visione manichea del conflitto palestinese è troppo superficiale per essere realistica ed è dovuta in gran parte all'ignoranza della storia ed ai pregiudizi verso gli ebrei.

A me piace citare il titolo del libro di Benny Morris, un must per chiunque voglia comprendere a fondo il conflitto arabo-sionista: VITTIME.

Non “Buoni e Cattivi” o “Vittime e Carnefici”, solamente VITTIME.

07 maggio 2008

L'Inter dal Papa!


Per il miracolo dei due scudetti in un anno, era bastato Guido Rossi.

Per vincere uno scudetto senza penalizzare tutti gli avversari, sono andati dal Papa.

Chissà che per vincere la Champions League, il prossimo anno non organizzino un bel pellegrinaggio a Lourdes!

Obama Vince in North Carolina, Hillary si Prende l'Indiana

Ancora un turno interlocutorio nelle primarie democratiche alla presidenza USA, che conferma l'incertezza e le divisioni all'interno dell'elettorato democratico.

Obama ha infatti vinto con ampio margine (15 punti percentuali) in North Carolina, stato del Sud con ampia rappresentanza dell'elettorato afro-americano, mentre Hillary ha vinto per un soffio (neanche un punto percentuale) nello stato dell'Indiana, stato del Nord industriale, in dificoltà economica e con ampie sacche di protesta sociale.

Grazie al metodo di conteggio dei delegati, adottato dal Partito Democratico, Obama aumenta il suo vantaggio su Hillary, ma sicuramente nessuno raggiungerà il fatidico numero di 2025 che garantisce l'elezione alla prossima convention di Denver.

Sembra sempre più certo che dovrà essere l'establishment del partito a scegliere quale sarà il candidato da contrapporre al repubblicano John McCain ed il protrarsi di queste primarie non fa altro che avvantaggiare il candidato del GOP, che può risparmiare risorse e studiare i punti deboli del suo futuro avversario, chiunque esso sia.

Come ho già detto, l'elettorato democratico è profondamente ed insanabilemente diviso:
  • i giovani fino a 44 anni votano per Obama, gli anziani votano in massa per la Clinton.
  • il Sud vota per Obama, il Nord per la Clinton.
  • le città preferiscono Obama, le zone rurali la Clinton.
  • gli afro-americani votano in massa per Obama, gli altri gruppi razziali, in una sorta di invidia etnica, stanno con la Clinton, mentre l'elettorato bianco si divide sostanzialmente a metà.
  • I più istruiti votano Obama, quelli con un livello scolastico più basso stanno con Hillary.
  • I ceti più agiati votano Obama, i ceti più in difficoltà votano Clinton.

Il quadro appare abbastanza inquietante e non vorrei essere nei panni di chi dovrà fare la scelta del candidato, visto che ormai appare quasi scontato che il voto popolare non sarà decisivo.

Gaspatcho da tempo sostiene la candidatura di Barak Obama, ma ho una strana sensazione: se Obama dovesse farcela temo che molti sostenitori di Hillary voteranno per il candidato repubblicano, John McCain.

03 maggio 2008

Isarele Si, ma Senza Bandiera!


Al prossimo salone del libro di Torino, l'ospite d'onore sarà lo stato di Israele per festeggiare i suoi 60 anni di vita.

Come al solito però, le polemiche di casa nostra hanno rovinato l'iniziativa:

  • alcuni gruppi come Free Palestine hanno già indetto delle manifestazioni di protesta contro gli organizzatori della fiera con lo slogan: "Da che parte stare noi lo sappiamo, boicotta Israele, sostieni la Palestina"

  • da sinistra sono arrivate critiche anche a Fausto Bertinotti che ha comunque deciso di partecipare alla fiera.

  • in un primo tempo la prefettura aveva deciso di vietare l'esposizione della bandiera dello stato di Israele, per motivi di ordine pubblico, ma sembra che il divieto sia stato rimosso.

In questo clima di "sinistra" ostilità verso lo stato di Israele, Gaspatcho ha deciso di esporre il vessillo con la stella di David in prima pagina, per dimostrare che c'è una parte di elettori di sinistra che non si riconosce nell'odio verso uno stato democratico ed amico dell'Occidente, sempre in prima linea nella lotta contro il fascismo teocratico ed il terrorismo fondamentalista.

Gaspatcho aderisce anche alla iniziativa del Riformista che l'8 maggio uscirà in edicola avvolto nel vessillo israeliano.

Invito tutti i lettori ad andare in edicola ad acquistare il suddetto giornale per far sentire la nostra voce!



Ecco una immagine che non viene da Gaza o dalla Cis-Giordania, ma da piazza San Carlo, Torino, Italia.

Ecco i fascisti di sinistra che bruciano le bandiere americane e israeliane.

Tutto questo in Italia si può fare, mentre a disturbare l'ordine pubblico è l'esposizione delle suddette bandiere dentro i saloni della fiera del libro.

Bufera su Santoro



Ecco l'ennesima bufera su ANNO ZERO (in particolare sulla puntata del I maggio), la trasmissione di Santoro, che ha proposto stralci del V2 Day di Beppe Grillo, con il commento di Marco Travaglio e di un educatissimo e liberalissimo Sgarbi.

Petruccioli, il presidente della RAI nominato dalla sinistra, è subito intervenuto sulla vicenda con le seguenti parole:

"Giovedì sera Michele Santoro ha di nuovo messo il Servizio Pubblico Radiotelevisivo a disposizione di Beppe Grillo; il quale, dagli schermi della Rai ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione al Presidente della Repubblica, oltrechè ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi. Il danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili; per la mia funzione e personalmente ne faccio ammenda e prendo impegno - nell'ambito delle mie responsabilità - a fare tutto il possibile per impedire che qualcosa del genere possa ripetersi".



Insomma l'informazione deve ignorare un fenomeno che, volenti o nolenti, porta centinaia di migliaia di persone in piazza, perché non ci piace ciò che dice o perché va contro l'ortodossia di pensiero imperante nel nostro paese.

Se le idee che non sono consone al pensiero unico non debbono essere diffuse dai mass media, significa che nel nostro paese non c'è più libertà di informazione!

Informare non significa condividere in toto le idee di chi parla, ma significa far sentire tutte le voci in modo che la "gente" possa farsi delle idee in maniera più compiuta, non significa censurare quello che non piace ai potentati economici e politici.

Questo dobbiamo capirlo e lottare per una vera libertà di informazione.

PETRUCCIOLI, VAFFANCULO!

Il Labour Party Affonda alle Amministrative Inglesi.


Non erano elezioni politiche, ma la tornata amministrativa inglese ha rispecchiato fedelmente ciò che è successo in Italia, in un parallelo che non può certo essere definito una coincidenza.

Innanzitutto è stato punito il governo in carica: Gordon Brown, come Romano Prodi, ha visto collassare il consenso popolare verso la sua parte politica, fino al naufragio di questa tornata elettorale.

Il Labour Party ha perso infatti ben 331 seggi e, come è accaduto anche in Italia, la guida della capitale, Londra, storicamente amministrata dalla sinistra.

Il sindaco Livingstone, detto Red Ken per il suo punto di vista molto orientato a sinistra, ha perso la guida della capitale dopo 8 anni alla City Hall, ma ha evitato di addossare la responsabilità della sconfitta al premier Gordon Brown.

Livingstone ha infatto dichiarato che le ragioni della sconfitta sono essenzialmente sue, ma una attenta analisi del risultato complessivo delle amministrative può solo confutare le sue parole, dato che la sconfitta del Labuor è stata generale ed ha interessato anche regioni storicamente "rosse" come il Galles.

Il Labour Party è passato dall'essere il primo partito inglese, direttamente al terzo posto dopo i Conservatori di Cameron (44% dei consensi) ed il Partito Liberale (passato dal 12% al 25% dei voti), ottenendo un misero 24% delle preferenze, peggior risultato degli ultimi 40 anni.

Le cause di questa sconfitta sono dunque tutte riconducibili alla leadership di Gordon Brown, l'ex cancelliere dello scacchiere di Tony Blair, che nel suo anno di governo ha mostrato un carattere molto balbettante davanti a crisi gravi come quella bancaria, con il fallimento di grandi banche come la Northern Rock ed il dissesto finanziario di molte altre.

Brown sembra affetto dalla sindrome di John Major, ovvero dall'essere un leader poco carismatico che succede ad uno di grandissimo carisma (la Tatcher nel caso di Major, Blair nel caso di Brown).

La suddetta sindrome portò alla rovina il partito Conservatore negli anni '90 ed oggi sembra che la crisi si rifletta nel partito Laburista.

Il parallelo con l'Italia sembra continuare anche nelle cause della sconfitta della sinistra: l'aumento delle tasse e le preoccupazioni sullo stato dell'economia hanno portato l'elettorato mediano a spostarsi verso la destra che però, bisogna ricordarlo, è ben diversa da quella italiana.

I Tories inglesi sono infatti un partito autenticamente liberista in campo economico e la guida di Margareth Tatcher ha risolto tutti quei problemi che ancora oggi affliggono l'economia italiana e dei paesi europei più "statalisti" come la Francia e la Germania.

In Inghilterra ci sono state infatti molte critiche negative sull'elezione di Gianni Alemanno, un ex-fascista, a sindaco di Roma e l'unico che ha preso le sue difese è stato un esponente del BNP, British National Party, Richard Barnobrook che ha dichiarato: "forse la gente, non solo nel Regno Unito, ma in tutta Europa, sta dicendo che la sua identità nazionale è stata maltrattata".

Appare chiaro che nei momenti di crisi, in Inghilterra come in Italia, alcuni cercano un capro espiatorio per i problemi del paese, invece che affrontarli.

E quale miglior capro espiatorio degli immigrati (o degli ebrei, o di qualsiasi altra minoranza)?

La grande differenza tra gli inglesi e noi italiani è che mentre loro hanno avuto grandi leaders come la Tatcher e Blair, noi ci siamo dovuti sorbire i vari Andreotti, Craxi, Prodi e Berlusconi.