09 novembre 2014

La colpa è nostra!

25 anni fa cadeva il muro di Berlino.
Io ero un ragazzo e forse non comprendevo appieno tutte le implicazioni dell'evento. 
Tutta la sua portata storica. La fine di un'epoca. La fine del mito comunista della società perfetta. 
Quello che si percepiva chiaramente, anche per un quattordicenne, era la volontà di cambiare.
Finiva il comunismo e, finalmente, finiva anche in Italia quella contrapposizione che ci aveva divisi per 50 anni, con un muro invisibile, ma non per questo meno terribile.
Un odio inveterato, che ha portato alla creazione di gruppi terroristici di destra e di sinistra, che ha portato lo Stato a creare organizzazioni clandestine eversive, che ha dato il via alla stagione delle stragi, della strategia della tensione, della paura.
Nel 1989 tutto questo venne spazzato via. C'era volontà di cambiamento, c'era la voglia di dimenticare lo spettro dell'annichilimento nucleare. C'era voglia di pacificazione.
Vedevamo i tedeschi dell'Est abbracciare i loro fratelli dell'Ovest. I polacchi si liberavano del regime di Jaruzelsky, i romeni si affrancavano dagli orrori di Ceausescu. Cechi, slovacchi ed ungheresi uscivano dall'incubo sovietico senza la paura di ulteriori invasioni dei carri armati russi.
La stessa Russia si ribellava per ottenere una vera democrazia.
In Cina un uomo fermava i carri armati del regime a piazza Tiennan Men il 5 giugno dello stesso anno.
C'era un clima di ottimismo, di speranza, c'era un futuro radioso davanti a noi ragazzini dell'epoca.
Dopo un quarto di secolo cosa ne è stato dei nostri sogni di allora?
Lo spirito europeo è ai minimi termini; i burocrati di Bruxelles hanno annegato il senso di fratellanza del 1989 tra trattati economici e monetari, che nulla hanno a che fare con una volontà politica di unificare popoli storicamente sempre divisi ed in lotta fra loro.
L'Italia è passata da una divisione tra comunisti e anti comunisti ad una divisione ventennale tra berlusconiani ed anti berlusconiani.
I problemi sono sempre gli stessi di 25 anni fa: il Sud è sempre arretrato economicamente, le mafie non sono mai state combattute efficacemente, la corruzione dilaga come ai tempi della Milano da bere (prima di Mani Pulite); abbiamo ancora il nepotismo, siamo ancora un popolo di evasori, lo spirito civico è ai minimi storici, l'economia va male, la disoccupazione è ai massimi.
C'è un clima di pessimismo, non si vede alcuna speranza all'orizzonte, il futuro è nero.
In un quarto di secolo abbiamo buttato al vento i sogni e le speranze del 1989.
In Russia c'è un regime dittatoriale de facto, in Cina i comunisti sono diventati liberali, ma solo economicamente, mantenendo il totalitarismo politico e sociale.
L'Europa è diventata secondaria nello scacchiere mondiale e l'Italia sembra un paese in declino irreversibile.
E la colpa è la nostra.

22 luglio 2014

Sofisti e Collaborazionisti!

Sono giunto alla conclusione che la guerra in Palestina ci interessa solo per un complesso di colpa dell'Occidente. Dove non ci sono i nazisti israeliani e dove non ci sono i fascisti americani va tutto bene. Abituati a 70 anni di pace, non riusciamo a capire cos'è una guerra. Pensiamo che solo gli Stati del Terzo Mondo possano ancora azzuffarsi tra loro, mentre noi occidentali siamo pacifisti, ripudiamo la guerra. Ci fa schifo. La rimuoviamo come categoria mettendo una bandiera della Pace fuori dal balcone. Diventa però addirittura intollerabile quando sono coinvolti Israele e USA. Putin invade la Crimea? Chi se ne importa, anzi, fa bene! Assad stermina il suo stesso popolo? Lo bombardiamo? No, dai... Gli altri sono i fanatici di Al Qaeda, che ci frega se in due anni ci sono stati 125.000 morti e 2,5 milioni di sfollati. Il vero genocidio è a Gaza e l'unica occupazione (?) che ci interessa è quella dei nazisti israeliani. In fondo che guerra è se i morti sono solo da una parte? Come dice l'ottimo Vattimo, dovremmo armare i palestinesi (ma ci pensa già l'Iran) ed anzi piegare le bandiere della Pace e dichiarare noi stessi guerra ai nazisti sionisti. Alla fine chi cerca di capire questo conflitto è solo un sofista e coloro i quali ritengono che sia interesse dei palestinesi ricercare la pace, invece di nascondere i razzi in mezzo alla propria gente, è solo un collaborazionista. E in Palestina i collaborazionisti fanno una finaccia, mentre in Italia hanno addirittura la libertà di parola. Che schifo!

15 luglio 2014

Il conflitto arabo-sionista visto da un palestinese

Te ne stai bello tranquillo a Gerusalemme, a casa tua, a bere tè e fumare, quando alla fine dell’Ottocento arrivano dei ricchi europei ebrei che ti chiedono di vendergli i tuoi terreni incolti e disabitati. Ti sembra un grande affare e pensi: “cosa ci faranno quei ritardati nel deserto?”. La cosa si ripete e gli vendi una buona fetta delle tue terre, fumandoti il ricavato nella tua agiata dimora di Gerusalemme. Gli amministratori della tua terra, gli inglesi (la Palestina non è mai esistita come stato), dichiarano di voler favorire in Palestina la nascita di uno stato ebraico (Dichiarazione Balfour, 1917).
A questo punto però ti accorgi che in quelli che erano i tuoi terreni ora ci sono delle comunità operose piene di gente ed incominci a pensare di aver fatto una cazzata a vendere tutto. Comici a maledire gli ebrei ed a volerli ributtare a mare (Grande Rivolta Araba ’36-’39), ma gli inglesi ti propongono una spartizione del territorio (commissione Peel 1937). Tu rifiuti violentemente la spartizione e ti allei coi nazi-fascisti nella II guerra mondiale. Alla fine della guerra l’esodo degli odiati ebrei raggiunge livelli di guardia e finalmente l’ONU si accorge di questa situazione, proponendo una spartizione della Palestina al 50% tra arabi ed ebrei (1947), ma tu ovviamente rifiuti, perché li vuoi buttare tutti a mare.
Intanto i sionisti dichiarano l’indipendenza del loro stato (1948) e tu ti vedi costretto ad iniziare una guerra civile e la perdi. Allora raduni i tuoi amici arabi (Siria, Libano, Giordania, Egitto ed Iraq) che invadono uno stato neonato, sotto embargo e rifornito di armi solo dai comunisti cecoslovacchi. Pensi di liberarti in un attimo degli sporchi sionisti, invece ti ritrovi coi tuoi amici cacciati via e con la tua casa di Gerusalemme invasa. Hai perso la guerra. Insieme agli amici arabi provi a ributtare gli ebrei a mare nel ’67 e nel ’73, ma perdi rovinosamente altre due guerre. A questo punto capisci che con le guerre non vai da nessuna parte e organizzi la strategia del terrore con le note sigle di “Settembre Nero”, “FPLP”, “Abu Nidal”, “Jiad Islamica”, ecc.. per cui palestinese diventa sinonimo di terrorista.
Nel 2000 rifiuti gli accordi di Camp David che ti concedevano il 98% del territorio di Gaza e della Cis Giordania. Oggi il tuo governo ha una maggioranza di Hamas, un gruppo terrorista che ha nel suo statuto la distruzione di Israele e continui a tirare razzi sugli ebrei nonostante tu sappia benissimo che questi risponderanno uccidendo i tuoi figli. Però vai avanti sapendo di avere l’appoggio di tutti i pacifisti occidentali. Insciallah.

16 febbraio 2014

Il Ritorno alla Lira e la Svalutazione Competitiva.

Ultimamente hanno ripreso quota i fautori del ritorno alla vecchia Lira, come panacea di ogni male, e della svalutazione competitiva per combattere i malefici teutoni di Frau Merkel. Costoro però si sono persi un passaggio importante, ovvero quello del WTO. Prima dell'introduzione del WTO, i nostri competitori erano prevalentemente i paesi europei occidentali e quindi la svalutazione competitiva aveva un senso, in un mondo pieno di barriere doganali. Oggi la svalutazione della Lira ci comporterebbe grandi svantaggi nell'importazione delle materie prime, di cui noi abbiamo disperato bisogno e non ci darebbe alcun vantaggio competitivo, o comunque un vantaggio limitato, perché i competitori nelle manifatture non sono paesi simili a noi per ricchezza, ma paesi in cui i costi sono un decimo dei nostri. Se volessimo fare la concorrenza alla Cina, dovremmo svalutare la Lira del 90%. Il problema è che noi italiani non siamo competitivi né nei settori altamente tecnologici, né in quelli tradizionali, dove abbiamo tirato a campare per decenni solo grazie alla svalutazione. La FIAT da questo punto di vista è un esempio lampante: ha prodotto sempre auto mediocri, rispetto alle concorrenti tedesche o giapponesi, perché riusciva comunque a vendere grazie ai bassi prezzi. Oggi che ci sono automobili più economiche, la FIAT si trova a non essere più competitiva né sul mercato di fascia bassa, né su quello di fascia alta, dove i competitori sono decenni avanti per gli standard di qualità. IMHO è stata proprio la politica della svalutazione ad impigrire gli imprenditori, che inseguivano la via più facile, invece di investire in ricerca ed innovazione. Se oggi siamo con le pezze al culo è anche per questo motivo e ripetere gli errori del passato non mi sembra una gran soluzione. Anche "riformare l'economia italiana" mi sembra una ricetta alquanto astratta: la produttività non si ottiene solamente togliendo i diritti acquisiti e diminuendo i salari, ma anche cambiando la mentalità di una classe imprenditoriale abituata a vivere tra i monopòli e gli aiuti di Stato (come le svalutazioni). Insomma non è un processo che si fa varando un "job act", ma da qualche parte bisognerà pure iniziare, magari guardando a quei paesi (tipo la Germania) in cui le riforme hanno funzionato ed hanno portato benessere ed occupazione, invece di considerarli i capri espiatori delle nostre sventure. Lira o Euro sono indifferenti se continuiamo a sperperare il danaro pubblico, se continuiamo ad avere alti livelli di corruzione, di evasione fiscale, di criminalità organizzata, di nepotismo; se gli pseudo capitalisti controllano banche, politica, informazione, in un circolo perverso senza soluzione. In definitiva in Italia abbiamo un problema di sistema che non dipende né dalla moneta, né dalla Merkel, né dalla BCE, né dalle scie chimiche, ma solo da noi italiani. Se riusciremo a modificare questo sistema, potremo farcela, altrimenti faremo comunque la fine dell'Argentina.

22 giugno 2013

Da Popinga di 4 anni fa: Ciclisti a Senigallia.

Nulla è cambiato.
http://scaloni.it/popinga/contromano/ 

La verità è che la viabilità di Senigallia è pensata solo per agevolare il traffico delle autovetture, mentre le piste ciclabili sono un orpello aggiunto solo per motivi diversi rispetto a quello di agevolare la vita ai ciclisti.
Io ritengo che l’unica pista ciclabile decente e veramente utile sia quella che va dal parco della Pace fino alla Cesanella, con la quale i ciclisti possono evitare di percorrere via Verdi in senso contrario (cosa pericolosissima, visti i nuovi marciapiedi nella parte Nord).
Penso inoltre che alcune piste ciclabili siano veramente inutilizzabili, in particolare quella che va dal ponte del Corso II giugno fino al sottopassaggio per il mare, in direzione mare.
In primis pochissime persone sanno che quella è una pista ciclabile e nessuno la usa poiché venendo dal lungofiume e volendo andare al foro annonario, bisognerebbe attraversare la strada per ben due volte nel punto forse più trafficato di Senigallia.
E’ chiaro e giustificabile che tutti i ciclisti usino la strada normale poiché quella pista ciclabile è sempre piena di pedoni (che dovrebbero camminare nella pista pedonale dall’altra parte della strada, se non erro).
Ma degna di mInzione e dell’assegnazione del premio: “progettista più cretino e cervellotico del mondo” è quella che va dal LIDL fino alla chiesa del Portone.
Io la uso spesso per andare in piscina ed, onestamente, non passo mai sulla pista ciclabile perché è un toboga insulso, inserito nella via più grande di Senigallia (quindi non venitemi a dire che non c’era il posto per creare una pista ciclabile ampia e decente).
Ma veniamo alla descrizione di cotanta creazione per un ciclista che dal LIDL voglia raggiungere la chiesa del Portone: si parte sul marciapiede di destra che bisogna condividere con pedoni indisciplinati, di cui molti ignorano la distinzione di colore delle mattonelle che separa la zona pedonale da quella ciclabile (se multiamo i ciclisti, bisognerebbe multare pure i pedoni!).
Appena entrati in viale dei Gerani (scusate se faccio confusione, ma vado a memoria), bisogna girare a sinistra attraversando la strada e salendo su un altro marciapiede da contendere ai pedoni, soprattutto d’estate. La pista ciclabile è segnalata con vernice rossa, invece che con le precedenti mattonelle colorate.
Arrivati all’altezza della piscina, bisogna entrare dentro al parcheggio, perché sulla carreggiata ci sono una decina di parcheggi.
Qualcuno dovrebbe spiegarmi a cosa servono e perché non potevano essere fatti all’interno del parcheggio grande, lasciando una parte della carreggiata alla pista ciclabile!
Quando si giunge allo stadio, si deve risalire su un marciapiede, sempre conteso con i pedoni, segnalato con le mattonelle di colori diversi (mentre sulla carreggiata ci sono una decina di altri inutili parcheggi).
Si arriva dunque alla scuola dove bisogna scendere dal marciapiede ed entrare dentro al piccolo parcheggio, perché sulla carreggiata c’è il parcheggio degli autobus (non potevano farlo dentro?).
Ma il bello deve ancora venire: dopo poche pedalate il ciclista è in vista della COOP, ma il prode progettista ha avuto un colpo di genio!
Perché agevolare il ciclista facendolo andare dritto fino alla chiesa del Portone, in una strada grande e per un lungo tratto a senso unico?
NO, il ciclista deve girare a destra in Viale dei Garofani, per poi prendere via delle Rose e Via Rovereto per arrivare al semaforo sul ponte.
In pratica in nostro ciclomunito deve pedalare per una distanza tripla rispetto a quella percorsa da un automobilista comodamente seduto in auto.
E’ mai possibile che per avere una decina di parcheggi sulla parte del viale dei Gerani a fianco della COOP, un ciclista debba farsi un tour completo delle Saline?
Vogliamo poi parlare della pista ciclabile di via Piave, costruita su un marciapiede ondulato con i rami degli alberi che ti schiaffeggiano il volto e con macchine perennemente parcheggiate sulla sede ciclabile?
Oppure quella famigerata del lungomare Sud, su cui, d’estate ci sono costantemente parcheggiati i camion che riforniscono tutti i vari bar?
Suggerirei all’assessore Campanile, sempre entusiasta delle nostre piste ciclabili ed al nostro sindaco, spesso visto a bordo di una due ruote a trazione umana, di andarsi a fare un giro a Vienna, Ferrara od anche a Riccione, per avere una vaga idea di cosa sia una pista ciclabile funzionale.
Vorrei dunque concludere dicendo che fare una crociata contro i ciclisti mi sembra fuori luogo, almeno in una città in cui i ciclisti sono certamennte i più svantaggiati rispetto ai tracotanti automobilisti, con le loro astronavi di metallo, e rispetto agli ignoranti pedoni, i quali, in forza della loro debolezza, agiscono costantemente come se non ci fosse alcuna regola!

17 giugno 2013

La Colpa è di Grillo!

Ormai da qualche giorno il Fatto Quotidiano è partito nella campagna di stigmatizzazione di Grillo e delle sue "epurazioni"; Scansi e Travaglio sono partiti con la lancia in resta contro il comico e contro i suoi galli (e galline) che razzolano in Parlamento. La tesi dei Maestri è che Grillo  ed i grillini debbano smetterla di battibeccare  e dividersi su temi poco importanti come la diaria e debbano incominciare a fare seriamente Politica colla P maiuscola. 
Andrea&Marco non hanno però notato che molte delle polemiche vertono sulla questione dei soldi, ovvero uno dei punti fondanti della campagna elettorale del M5S, allorquando si stigmatizzavano gli ingaggi faraonici dei politici e si gridava ad una nuova parsimonia e moralità, arrivando ad ottenere un quarto dei voti degli italiani. 
Mutatis mutandis, guarda caso, quando gli stipendi a 4 zeri sono degli altri, vanno stigmatizzati, quando diventano i propri, diventano sacrosanti. I battibecchi sulle diarie sono stucchevoli quanto comprensibili in questa ottica. 
Pecunia non olet. 
Certo imputare a Grillo una mancanza di democrazia è facile quanto ironico, poiché il partito dominate (PD-PDL) ha fatto -e mai disconosciuto- una legge in cui 3-4 persone NOMINANO l'intero Parlamento e lo riempono di idioti "yes sir". 

  • Grillo sbaglia a cacciare quelli che hanno firmato il suo statuto (non statuto) prima delle elezioni e poi non lo rispettano? 
  • Grillo sbaglia a non fare accordi con quelli che governano insieme da due anni e che hanno governato, male, negli ultimi 20? 

Sono tutte domande lecite, ma se è vero che, politicamente,  per Grillo sarebbe preferibile fare il contrario di quello che ha affermato in campagna elettorale, allora vengono meno le ragioni della nascita del M5S. Dobbiamo dunque conformarci tutti al Partito Unico, ovvero quello che ha stravolto l'ordinamento giuridico per salvare il culo a Berlusconi, quello che ci ha dato grandi statisti del calibro di Penati, Lusi, Batman, Scilipoti e Razzi, quello che ci ha fatto pagare l'IMU per coprire i debiti di MPS, quello che ci ha portato ad avere i salari più bassi d'Europa e uno tra i più alti tassi di disoccupazione? 
Onestamente non riesco a ricordare tutti gli altri grandi risultati di questo ventennio. 
Sempre molto IMHO, Grillo non è forse la soluzione migliore, ma certamente non è il problema di questo paese checché ne pensino la (DIS)informazione, i travagliati, gli scansati e i moralisti (solo pre-elettorali).

09 dicembre 2012

Noi ed il PD

Noi siamo quelli che, dopo aver votato per 20 anni i vari PDS, DS e PD, hanno capito che siete un branco di buoni a nulla e che non cambiate mai. Voi, invece, siete sempre quelli che sanno solo aumentare le tasse ai ceti produttivi, quelli che sono dalla parte dei lavoratori e li hanno impoveriti tanto da avere le buste paga tra le più basse d'Europa. Quelli che hanno precarizzato il lavoro. Quelli che non sono mai riusciti a far calare il debito pubblico, neanche quando l'economia andava benino. Quelli che non hanno mai combattuto seriamente l'evasione fiscale. Quelli che hanno riempito di amici e compagni le municipalizzate. Quelli che la questione morale vale solo per Berlusconi, ma non fanno nulla per combatterla, perché è l'unico appiglio su cui si basa la vostra politica. L'unica cosa che tiene ancora in vita il PD è il fatto di avere dall'altra parte un partito ancora peggiore in termini di immagine e di risultati. Standing Ovation X Voi del PD!

[Risposta ad un "compagno" su facebook]