17 febbraio 2009

Veltroni Lascia: la Fine del Partito Ma-anchista.

Lo ammetto, sono stato un sostenitore della nascita del Partito Democratico e della leadership di Walter Veltroni.
Lo sono stato perché credevo nella possibilità di avere finalmente un partito di centro-sinistra riformista con un progetto innovativo che si sganciasse nettamente dai vari partiti comunisti contro cui era naufragata l'Unione di Romano Prodi.
Purtoppo però, dopo la sconfitta elettorale dell'aprile 2008, dura quanto scontata visti i pessimi risultati dello stesso Prodi, il Partito Democratico non ha saputo fare quel passo avanti che gli avrebbe permesso di attrarre il consenso sulla base di un progetto politico chiaro.
Al contrario l'ambiguità l'ha fatta da padrona e di questo fatto si può incolpare senza dubbio lo stesso Veltroni, il quale, invece di indicare la strada maestra al partito, è stato risucchiato dalle liti interne, è sparito in mezzo alle fronde ed alle invidie personali dei vari furbetti che tramano nell'ombra non facendo certo il bene del partito (Baffino su tutti).
Alla fine dei conti, nei sedici mesi della segreteria Veltroni, quello che appare chiaro e palese è che il Partito Democratico non ha una linea definita su nessun tema: dal testamento biologico, all'appoggio alla CGIL; dall'opposizione al governo Berlusconi, al rapporto con Di Pietro; dalla sicurezza, alla lotta alla clandestinità; dalle riforme istituzionali, alla giustizia fino alla politica estera.
Pur seguendo attentamente la discussione politica, non sono riuscito a capire il progetto di Veltroni ed evidentemente non l'hanno capita neanche i tanti elettori che ultimamente si sono espressi votando in massa per il centro-destra oppure astenendosi.
Per queste ragioni da tempo auspicavo un cambio di dirigenza, pur ritenendo che il cambio di leadership sia una condizione necessaria ma non sufficiente a risolvere tutti i problemi del PD.
Se analizziamo la rosa dei candidati alla successione di Veltroni, la paura che si possa andare dalla padella alla brace è grande.
La vera svolta del PD deve essere politica: si deve abbandonare il ma-anchismo vetronesco e dare degli obbiettivi chiari che possano attrarre gli elettori e l'unica via che si possa intraprendere realisticamente è il riformismo liberale al fine di innovare strutturalmente il nostro paese.

Non ha più senso alzare le barricate insieme alla CGIL o continuare imperterriti sulla strada perdente dell'anti-berlusconismo, serve una seria svolta culturale e pragmatica, che, unita alla crisi economica ed alla incapacità conclamata del governo Berlusconi, possa concedere al PD una vera chance alla fine di questa legislatura.

In definitiva va bene il cambio di leadership, ma solo se si trova un leader coraggioso e innovativo, altrimenti il trend del partito non si invertirà ed il PD continuerà ad affondare!

4 commenti:

quilly ha detto...

Molte cose mi dividono da lui....ma a questo punto dico.....o Bersani o morte!

Gaspa ha detto...

direi che Bersani sarebbe un buon cavallo su cui puntare!!!

Anonimo ha detto...

Dopo Veltroni però spero che se ne vadano anche i vari Fassini Rutelli e D'alema, soprattutto quest'ultimo!

Gaspa ha detto...

Io penso che alla fine rimarrà Franceschini almeno fino alle europee...
Hanno tutti paura di perdere e di essere poi incolpati della sconfitta.