25 agosto 2007

Fede e Conoscenza

Alcune recenti discussioni ed un dibattito aperto su Popinga, mi hanno fatto molto riflettere su cosa sia la "Conoscenza" e quale rapporto abbia con la "Fede", intesa non nel senso religioso, ma come fiducia che noi abbiamo nel nostro interlocutore.

Ai tempi della scuola, gli insegnanti cercavano di spiegarci molte cose in maniera ragionata e cercando di farci "capire" i ragionamenti usando dei linguaggi di cui eravamo a conoscenza (la matematica ad esempio).

Questo funziona solo in determinate situazioni (tipo la scuola) in cui tutte le persone hanno le medesime conoscenze e gli stessi strumenti da adoperare.

Nella società il fenomeno è molto più complesso: non tutti hanno frequentato le stesse scuole; persone di età diverse hanno conoscenze diverse e, più in generale, non tutte le persone conoscono linguaggi adeguati per potersi comunicare ciò che sanno.

In definitiva, noi crediamo a molte cose che ci vengono dette per "fede" nell'interlocutore, più che per reale comprensione dell'oggetto in discussione.

Mi vengono in mente alcuni esempi concreti per spiegare meglio il ragionamento:
Un mio collega di lavoro un giorno ha tentato di convincermi che in un METRO QUADRO stanno 100 METRI LINEARI.
Io ho tentato di spiegargli che è una cosa assurda perché sono due unità di misura incommensurabili, che non possono essere sommate, moltiplicate o divise.
Quante mele stanno in una pera?
Non si può dirlo se non si usano unità di misura commensurabili come il Kg o il metro cubo.
In realtà lui mi ha dimostrato empiricamente la sua verità prendendo il suo metro da lavoro (largo esattamente 1 cm) che entrava esattamente 100 volte in un metro quadrato.
A quel punto io ero disarmato, non avevo alcun modo per spiegargli l'assurdità della sua affermazione perché lui riteneva che il suo METRO (lungo 1 metro e largo 1 centimetro) fosse IL METRO!
Potevo parlargli di dimensioni spaziali? Potevo fargli una dimostrazione matematica di cui non ho neanche io le conoscenze necessarie e che per lui ha lo stesso significato dei caratteri geroglifici?
Serviva solo la fede, ma lui in me non l'aveva e quindi alla fine gli ho dato ragione e lui è ancora convinto di avermi dato un grande insegnamento.

La stessa cosa potrei dire di me stesso di fronte all'equazione più famosa del mondo:
E=m*c2
Io ci credo perché ho fede nei miei professori che hanno tentato di spiegarmela in maniera logica, convincendomi della sua validità, ma, non avendo io i mezzi e le conoscenze matematiche per capire il linguaggio delle dimostrazioni, posso solo fare questo atto di fede.
Se qualcuno tentasse di dimostrare che è falsa io non avrei strumenti per controbattere.
A questo livello la matematica diventa anche per me come i caratteri geroglifici: incomprensibile.

A chi non è mai capitato di dover risolvere un esercizio matematico con un proprio figlio o un nipote?
A me è successo con la mia nipotina che frequentava le elementari.
Eravamo alle prese con un problema di geometria e si doveva calcolare l'apotema di un esagono.
Abbiamo calcolato il lato dell'esagono e a questo punto mia nipote mi chiede: zio qual'è il "numero magico" dell'esagono?
Io ho avuto un momento di perplessità e le ho chiesto:
-cos'è il numero magico?
Le mi ha guardato come un ignorante e mi ha spiegato che per trovare l'apotema dell'esagono bisogna moltiplicare il lato per il "numero magico", ma che lei non se lo ricordava.
Colpito nell'orgoglio ho tirato fuori tutte le mie conoscenze geometriche spiegandole che un esagono può essere diviso in sei triangoli equilateri e quindi l'apotema dell'esagono non è altro che l'altezza di uno di questi, ovvero un cateto di metà dei suddetti triangoli (è più facile da disegnare che da spiegare).
Insomma il numero magico è: (radice quadrata di 3)/2.
Lei mi guarda sbigottita e mi domanda:
-Zio, cos'è una radice quadrata?
Ho cercato di spiegarglielo in maniera semplice, ma lei, beffarda, mi ha chiesto:
-ok, ma quanto fa (radice quadrata di 3)/2?
Io non avevo a portata di mano una calcolatrice e le ho detto:
-più o meno 0,85, fidati.
E lei:
-va bene zio, quando torno a casa cerco il "numero magico" sul libro.

In quel momento ho seriamente pensato di avere studiato 20 anni invano poiché tutte le mie conoscenze non riuscivano a far risolvere un problema ad una bambina di neanche 10 anni!

La stessa cosa si può dire riguardo alla spiegazione di Andrea Scaloni su Popinga che ho linkato all'inizio di questo post.
Andrea cerca di spiegarci che le antenne trasmettitrici dei cellulari sono innocue per l'uomo mentre è molto più dannosa l'esposizione ai campi magnetici emessi dai cellulari stessi.

Io gli credo perché lo conosco e penso sia un bravo e competente ingegnere (che, tra l'altro, lavora proprio in questo campo), ma sono necessariamente costretto a fare un atto di fede in lui dato che le mie conoscenze non sono sufficienti a comprendere in maniera esaustiva la sua spiegazione.

Il livello matematico richiesto è troppo elevato rispetto alle mie conoscenze e quindi è come se Andrea parlasse in una lingua di cui io capisco solo poche parole.

Esattamente la stessa cosa che succedeva a me con il mio collega di lavoro o con mia nipote.

Se io avessi sentito un'altra persona affermare conclusioni opposte a quelle riportate da Andrea, avrei potuto ribattere ai suoi argomenti come il mio collega fece a suo tempo con me e probabilmente Andrea non sarebbe riuscito a farmi cambiare idea.

Questo è quello che succede con la conoscenza "per sentito dire": uno si affida ad un concetto espresso da una persona di cui ha particolare fiducia e solo una persona ancora più "fidata" può convincerlo del contrario, non avendo altri mezzi o linguaggi idonei a capire realmente il problema.

Se il dottor Di Bella mi dice che con il suo metodo si sconfigge il cancro, io mi affido a lui se ho fiducia nella sua persona più che in quella del dottor Veronesi che lo definisce "un ciarlatano".

In realtà io non so come si cura in cancro, non ho fatto un corso di biologia molecolare, e quindi non ho alcuno strumento di decisione, tranne la fede nell'uno o nell'altro.

E' anche difficile distinguere ciò che noi CONOSCIAMO da ciò che noi CREDIAMO di conoscere, visto che nel nostro subconscio sono quasi la stessa cosa.

Di 2+2=4 sono sicuro, a E=mc2 credo un po' come un cristiano crede in Dio.

Entrambi non possiamo dimostrare la validità della nostra conoscenza.

E magari pur conoscendo la dimostrazione potremmo non avere un linguaggio adeguato per trasmetterla a chi ci sta di fronte!

3 commenti:

Andrea ha detto...

Solo una precisazione.
Nel mio articolo su Popinga non ho cercato di spiegare che le antenne trasmettitrici dei cellulari sono innocue per l'uomo. Ho detto solo che ancora non c'è evidenza che facciano male (e non è detto che ci sarà), ed in ogni caso la qustione non va affrontata in maniera ideologica e pregiudiziale.
Un cavalcavia di una tangenziale passa a pochi metri dalle finestre dei palazzi, e (a differenza delle antenne dei cellulari) è provato che i gas di scarico facciano male. I resdenti vicino al cavalcavia sono più a rischio degli altri. Le strade sono 2: o non si costruisce nulla e si fa a meno dell'auto, oppure bisogna fare i conti con le "esternalità" negative delle scelte pubbliche.

Gaspa ha detto...

Si scusa, ho riassunto in maniera un po' fuorviante, ma solo perché non era questo il succo del mio discorso.

Comunque hai fatto bene a precisare per evitare fraintendimenti.

Invito tutti a leggere il bell'articolo di Andrea su Popinga!

Gianluigi ha detto...

Sono arrivato, credo opportunamente, qui da Gaspa per mettere una nota su questo concetto delle fede, intesa come fiducia.
Quando mi interessavo di cellulari ed affini quasi mi inchinavo di fronte ad una fondazione che porta il nome di Gugliemo Marconi.
Poi ho appreso, si può dire per caso, che la maggior parte delle risorse che gli consente di studiare e pubblicare e sopravvivere deriva da atti di liberalità dei gestori telefonici.
Sono diventato un po' più diffidente quando attingo a questa fonte.